Alle 20.30 ci presentiamo alla porta di Luisa; per noi sono già pronte delle fette di crostata, accompagnate da caffè e tè, e due graziosi block notes di fattura africana, che utilizzo immediatamente per prendere appunti.
Ci accomodiamo e inizia il racconto, che si snoda limpido e scorrevole tra missioni in Etiopia e comunità in Kenya; sempre presenti e vive nelle sue parole sono la relazione di profonda amicizia che la lega a quelle che lei chiama “le sue suore” e l’attenzione e l’affetto per gli ultimi, in particolare le giovani donne con i loro bambini.

Conosciamo allora la realtà di Zway, nel sud dell’Etiopia, dove le suore salesiane hanno realizzato una scuola primaria e secondaria e un istituto di moda. La comunità ospita anche un dispensario gestito da due figure professionali (una dottoressa e un’infermiera), presso cui si recano le mamme con figli in età infantile afflitti da problemi di denutrizione. Mentre i bambini vengono curati con la fafa (un alimento a base di farina di avena, molto nutriente ma costoso) le mamme seguono corsi di nursery e alfabetizzazione organizzati dalle suore.
A Gubrie, in un’altra missione, vi sono scuole e corsi di catechismo per i bambini; lì le suore hanno costruito un pozzo e un piccolo forno, ove la popolazione può acquistare il pane, ma dove lo stesso pane, dopo una certa ora, viene regalato e diventa preziosa merce di scambio da investire in generi di prima necessità al mercato locale.
Luisa racconta che in altre località dell’Etiopia (Adua, per esempio) non è stato possibile recarsi, perché purtroppo sono zone pericolose, in cui vi è una situazione costante di guerriglia. Dopo un paio di settimane, a metà febbraio, si è spostata a sud, in Kenya, presso Nairobi, dove si trova la casa ispettoriale dell’ordine delle suore salesiane. Dalla capitale si è poi recata a Mutuini: lì le religiose gestiscono una scuola primaria mista e Luisa ci racconta di progetti di adozione a distanza, che attualmente coinvolgono bambini, ragazze che studiano alle scuole superiori ed una che frequenta l’università.
La missione di Dagoretti si trova in una baraccopoli: le suore hanno creato un’attività che ha permesso il recupero di ragazze dalla strada; ora le giovani, spesso anche giovanissime madri, si autogestiscono onestamente grazie alla vendita dei loro piccoli lavoretti in paglia. A Makoyu sono sorte una scuola primaria e secondaria mista e ad Embu un dispensario e una scuola superiore femminile. Anche in queste comunità sono attivi progetti di adozione a distanza, rispetto ai quali Luisa si occupa di fare da tramite, dando puntuali riscontri alle famiglie in Italia.
Luisa poi ci racconta anche del dispensario Urafiki Medical Center realizzato a Kitengala da una coppia di laici, Leonardo e Maria, che tanti anni fa hanno lasciato Trieste per il Kenya. Leonardo, che per formazione è tecnico di ortopedia, ha creato una serra che produce verdure la cui vendita sovvenziona il dispensario, e con una vecchia automobile lui, la moglie e la figlia recano farmaci ai villaggi del circondario.
Fanno moltissimo grazie all’amore e alla loro determinazione, anche se avrebbero necessità di strumenti e apparecchiature mediche.
Quando in conclusione chiediamo a Luisa che cosa conservi nel cuore ogni volta che torna dalla visita a quelle comunità, lei ci risponde ricordando commossa la gentilezza delle persone, gli sguardi e i sorrisi dei bambini e la straordinaria accoglienza che sperimenta. A volte abbiamo faticato a registrare puntualmente tutto quanto raccontava: la sua narrazione è fluita veloce e ininterrotta, intessuta di quella speciale naturalezza che ci fa percepire come per Luisa le annuali visite alle comunità missionarie in Africa e in Asia non siano episodiche esperienze da raccontare come esotiche avventure, ma parti integranti, preziose e – diremmo quasi – indispensabili alla sua stessa esistenza, cui donano gusto e gioia.
Gruppo Missionario San Martino
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