Se non fai attenzione, non ti accorgi. Ma se guardi bene ti incuriosisci: cosa sono queste forme che sporgono un po’ sulla parete di roccia?
Sono curve abbastanza grandi che disegnano dei cuori.
Tanti cuori, non tutti completi ma ben evidenti.
La roccia intorno è quasi bianca, si vedono dei blocchi grandi, che formano delle pareti.
Nell’opuscolo che avevo a casa, c’era scritto che si tratta di uno dei geositi più interessanti della zona lecchese. Il cartello vicino alla roccia dice che quelle forme sono ciò che rimane dei gusci dei bivalvi che abitavano il mare millenni orsono.
Sono conchiglie fossili, si chiamano Conchodon, che i sedimenti marini hanno accolto e conservato fino a noi.
Ora stanno in cima ad una montagna, nel calcare bianco. Sasso Malascarpa viene chiamato oggi.
Ho pensato che la roccia ci insegna cosa vuol dire CUSTODIRE: vuol dire attraversare i secoli e restituire le tracce della vita passata, impreziosita dal tempo e trasformata in opera d’arte.
Ho pensato che noi uomini e donne del ventunesimo secolo dobbiamo ancora imparare a custodire; se non impariamo, la natura non riuscirà a custodire noi.
Impariamo dalle rocce.
Silvia N.
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