Cari bambini,
nel vangelo di questa domenica Gesù sta camminando con i suoi discepoli e, lungo la strada, vedono un uomo cieco chiedere l’elemosina. Questo uomo è cieco dalla nascita: non ha mai visto il mondo con i suoi colori, la sua mamma e il suo papà, ha conosciuto il mondo grazie alle mani che toccano e alle orecchie che ascoltano.
Il Vangelo si apre con una domanda che i discepoli pongono a Gesù, come se la malattia o la disabilità fossero un castigo, mandato da Dio per qualche colpa commessa!
Ma Dio non è così, non “manda” le malattie, non le assegna all’uno e all’altro di noi: esse sono semplicemente la normale conseguenza del nostro essere creature.
Quindi è bello rileggere la risposta che il Maestro e Signore dà ai discepoli, che non hanno ancora compreso com’è il cuore di Dio: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.” E le opere di Dio si manifestano subito, proprio nel prodigio che Gesù realizza a questo punto.
“Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse: Va’, làvati nella vasca di Siloe.” Il giovane Rabbi usa la terra e la saliva per formare un po’ di fango, lo impasta con le mani e poi lo spalma sugli occhi del cieco.
Quest’insieme di gesti è molto simbolico. Infatti, per ridare la vista ad un uomo nato cieco, Gesù compie le stesse azioni che leggiamo nel libro di Genesi quando si parla di come Dio creatore plasma l’uomo e la donna: usa la terra, forma del fango e crea qualcosa di nuovo. Non solo ridona la vista, ma realizza una nuova creazione. Con il miracolo compiuto, il Maestro e Signore dice in modo chiaro, evidente: io sono Dio.
Di fronte alle sue azioni che parlano più forte di qualsiasi discorso, i farisei non possono far finta di niente e trovano altri motivi per colpevolizzare Gesù, cercando di interrogare in primo luogo, il cieco, poi i suoi genitori e infine nuovamente il cieco che risponde con la certezza del miracolo avvenuto. Ma i farisei, non contenti della sua risposta, insistono, vogliono conoscere tutti i particolari, per trovare elementi da usare contro Gesù di Nazareth.
Il Vangelo si conclude con il cieco che mostra subito di essere molto grato a Gesù: chi riceve tanto, è in grado di amare tanto! Chi riceve poco invece, amerà poco.
Come sempre però Gesù chiede anche la nostra collaborazione: al cieco, infatti, ha detto “Va’ a lavarti nella piscina di Silone”. Il cieco poteva anche non fidarsi, invece lui si fida, e collaborando con Gesù ottiene il miracolo della vista.
Anche noi, se ci fidiamo e collaboriamo con Gesù avremo una vita gioiosa, luminosa!
ATTIVITÀ:
Questa settimana provo a non pensare solo a me stesso, ma apro bene gli occhi per vedere chi ha bisogno: un amico a scuola lasciato solo, senza amici, un amico in difficoltà, un compagno con una disabilità, la mamma e il papà che hanno bisogno in casa.
Come Gesù ha fatto con il cieco, cerco di non essere geloso dei miei talenti, delle mie capacità, ma con coraggio le spendo per gli altri.
DISEGNO:
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