La bellezza è negli occhi di chi contempla

Le siepi campestri, corridoi per la biodiversità

Le siepi campestri, corridoi per la biodiversità

Fino al secondo dopoguerra il nostro paesaggio agricolo era caratterizzato da una diffusa presenza di alberi e arbusti che segnavano i confini dei campi e delle proprietà e accompagnavano le rogge e i canali di irrigazione. Questi “corridoi verdi” erano le siepi campestri, veri e propri boschi lineari, elementi integranti dell’antica economia contadina.

Le siepi offrivano infatti legna da ardere e bastoni per la costruzione di attrezzi o da utilizzare come sostegni per le coltivazioni, foraggio per gli animali (le foglie dell’Olmo campestre o del Gelso per i bachi da seta), frutti ed erbe spontanee che rientravano nella cucina e nella farmacia rurale. Importanti erano anche l’ombreggiamento e la funzione frangivento, la produzione di nettare per le api e il rifugio per la selvaggina.

Dagli anni ’50, con lo sviluppo dell’agricoltura moderna, è iniziata una generalizzata distruzione del sistema delle siepi che ha profondamente cambiato il paesaggio e l’ecosistema rurale del nostro Paese.
Nelle campagne dove si trovano ancora queste “linee verdi”, costituite da più livelli di altezza (alberi, arbusti, piante erbacee e perenni da sottobosco), si nota subito come la biodiversità sia più ricca: l’insieme della vegetazione offre infatti cibo e rifugio alla fauna selvatica.

Oltre all’evidente funzione ecologica e paesaggistica le siepi sono utili anche per l’agricoltura: creano infatti un habitat adatto agli insetti impollinatori, fondamentali per la produzione agricola e la riproduzione delle piante, e a molte specie antagoniste dei parassiti come le coccinelle o le mantidi.

Lungo le rogge e i canali, la vegetazione ha anche un ruolo essenziale dal punto di vista idrogeologico per il consolidamento e la tenuta del terreno, senza contare ovviamente l’assorbimento di CO2, di sostanze inquinanti e il contrasto attivo al cambiamento climatico e alle bolle di calore vicino alle città.

Fortunatamente oggi esistono molti progetti e piani comunitari per la salvaguardia e il ripristino dei corridoi ecologici: se un tempo all’agricoltura veniva riconosciuta solo una funzione produttiva di beni, adesso si inizia a considerare anche la produzione di servizi ambientali e la tutela del
paesaggio, che giustamente andrebbero remunerati in quanto implicano lavoro e conoscenza.

Sostenere progetti di questo tipo, anche da parte delle Istituzioni locali, è molto importante perché si otterrebbe un grande beneficio ambientale, evitando un conflitto con le aziende agricole che verrebbero coinvolte attivamente e sensibilizzate. Gli agricoltori, senza subire decisioni
imposte, sarebbero, insieme agli esperti degli enti preposti, i protagonisti della creazione e del mantenimento delle nuove siepi campestri e di una antica e, allo stesso tempo, contemporanea, visione del paesaggio agricolo.

L’Associazione Bosco dei 100 Frutti, con sede a Bareggio, si impegna nella tutela e nell’incremento della biodiversità tramite il lavoro sul campo (messa a dimora e cura di alberi e arbusti) e attività educative e divulgative.

Associazione Bosco dei 100 Frutti

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