La bellezza è negli occhi di chi contempla

Mufflee

Mufflee

Sgomberare una cantina è sempre una pesante fatica ed un’esperienza davvero da evitarsi, se lo si potesse …

Ma è accaduto.

Nei giorni scorsi abbiamo dovuto liberare l’appartamento della nostra cara mamma dopo che lei era volata in Cielo e, subito a seguito, la cantina.

Quanto disordine!

Ovunque, aggrovigliato su se stesso, in un che di tetro indicibile.

Davvero inimmaginabile prima di aprire il lucchetto posto, quasi uno scherzo, a proteggere ciò che proprio tesoro non era.

La fotografia del locale: i più diversi oggetti sparsi qua e là, alcuni mezzi rotti, spesso appoggiati o sovrapposti a casaccio tra di loro, abbandonati ad un loro destino, poverini, per certi versi immeritato dopo tanti anni di onorato servizio, e poi dispositivi elettrici e meccanici ormai inutili o non più funzionanti o tecnologicamente superati, lasciati lì in un una sorta di limbo sospeso nel tempo.

E ancora: anonimi scaffali di legno, impregnati di umidità, posti accanto a consunte poltroncine forse una volta attraenti, ma ora oltraggiate da macchie dai colori smorti.

Per non parlare dei grumi di polvere appallottolati o sfilacciati in ogni dove, quali fiori ingrigiti e inariditi a dire una stagione che fu, ora depositati – come memoria pulviscolare – sul pavimento, abbarbicati alle pareti, affioranti dagli angoli, quasi presenze tossiche da cui desiderare di allontanarsene velocemente, temendone una sorta di contagio.

E poi il percepire un’incombente atmosfera malsana per la stagnazione di un odore acre e greve risultato di un’aria soffocante, quasi irrespirabile, capace di penetrare la gola, lasciando una traccia insopprimibile di stantio e di vecchio.

Ecco, questo era ciò che mio fratello ed io abbiamo provato quando siamo entrati dopo molto, dico molto, tempo in quella cantina.

Ho detto a Marco: “dobbiamo buttare via tutto, facciamoci forza! Prendiamo un po’ di sacchi di plastica nera e, consci di finire comunque a sporcandoci da capo a piedi, liberiamoci degli oggetti più piccoli raccogliendoli per tipologia per poi conferirli adeguatamente alla discarica”.

Ho quindi aggiunto: “Poi sarà la volta di tutte le parti più grosse in legno e similari per cui dobbiamo procurarci un camioncino per uno smaltimento opportuno

Insomma capivamo entrambi che ci stava attendendo un compito gravoso e per certi versi melanconico perché, al di là della fatica e del disagio, eravamo abbastanza certi di imbatterci – come potete immaginare – almeno in alcuni oggetti del passato dei quali, piano, piano avremmo inevitabilmente rinverdito il ricordo.

Ma si doveva fare e decidemmo di cominciare.

Così, incuranti di quanto stavamo provando, sia di morale che di fisico, procedemmo di buona lena.

Ma, come spesso può capitare, non potevamo immaginare che ci saremmo imbattuti in una sorpresa incredibile.

Fu infatti dopo che la fatica cominciava a schiacciarci che accadde un piacevole e assolutamente imprevisto incontro: spostando uno tra i mobili più pesanti in fondo alla cantina e per noi di nessuno valore o memoria, scorgemmo, giacente tra il mobile e la parete, una gradita presenza di un tempo lontano, creduta perduta per sempre, ma non per questo dimenticata: il nostro piccolo Mufflee !!

Cosa è, o meglio chi è Mufflee, chiederete?

Mufflee, così l’avevamo chiamato, era ed è (ancora ora che è ritornato tra noi!) un piccolo ippopotamo di pelle con all’interno delle sferette d’acciaio che nostro padre ci aveva regalato tantissimi anni prima, ma dico davvero tantissimi anni fa, quando eravamo ancora piccoli, piccoli.

Originariamente Mufflee era stato pensato e venduto come una sorta di pupazzetto anti-stress per essere manipolato, come si voleva, da parte di un adulto, che avesse bisogno di sfogarsi quando si sentiva sotto tensione.

Essere stropicciato, lanciato, schiacciato era il suo poco onorevole destino …

Il papà lo aveva “salvato” da questo infame scopo donandogli nuova vita.

Lo aveva regalato a noi bambini come “amichetto” della nostra infanzia e compagno delle avventure che i sogni e le intuizioni dei piccoli costruiscono una dopo l’altra..

Mufflee, perciò, era per noi diventato una presenza silenziosa, alla quale rivolgevamo la nostra infantile attenzione.

Volevamo a Mufflee il bene che un bimbo vuole all’oggetto che è per lui un riferimento certo, ma non solo; Mufflee era davvero un “amichetto” a tutto campo: condivideva con noi le giornate di gioco e, soprattutto, era vicino a noi alla sera, nella nostra cameretta, al momento di addormentarci.

Poi durante la notte diventava l’indispensabile sentinella della tranquillità del nostro sonno.

Un bisogno ineludibile in ogni bimbo è quello di avere un pupazzo vicino all’approssimarsi della notte, sarà stato anche per voi così…

Era quindi per noi una presenza rassicurante che regalava tranquillità e gioia accompagnando la nostra scoperta del mondo con gli occhi meravigliati dei bimbi.

Mufflee era diventato nelle settimane, nei mesi, negli anni insostituibile e non esisteva notte che lui non fosse nella nostra stanza a farci compagnia.

Ora miracolosamente ricompariva dopo tantissimi anni, schiacciato, poverino, sotto un armadio, ma era ritornato, e noi non eravamo più bimbi ma “adulti e vaccinati” !

Credevamo fosse perduto per sempre e non avevamo alcuna idea di quando fosse sparito, ma lui, invece, c’era ancora, si era nascosto e aspettava il suo momento …

Prendendolo in mano tutto impolverato, ci siamo accorti che gli mancava un occhietto e questo aggiungeva – ai nostri occhi – un sovrappiù di dolcezza a causa della sua menomazione.

Davvero, nella desolazione e tristezza di quella cantina, si era inaspettatamente materializzato un ricordo semplice e banale ma capace ancora di suscitare una carica di nostalgia dell’affettività da noi vissuta nella prima infanzia.

E’ chiaro che parliamo sempre di un oggetto, ma talvolta anche gli oggetti sono capaci di un dialogo, seppure silenzioso, perché possono risvegliare, nel loro riproporsi per quello che significavano, un universo di sensazioni e di suggestioni che ancora albergano nascoste nei nostri cuori, soprattutto nei ricordi dei giorni della prima formazione..

Sensazioni e suggestioni che fanno memoria dei primi anni di vita, quegli anni importantissimi che segnano la propria personalità.

Ancora una volta abbiamo realizzato che è proprio in un frammento del vissuto, in un certo qual modo nella sua semplicità e banalità, tuttavia in grado di comunicare la realtà di un periodo della vita e delle sue circostanze, che si può comunque ricevere la spinta a far memoria e a pensare una volta di più al passato, a ciò che è stato, a come si era e al cammino che si è fatto nel tempo.

Ecco, il piccolo Mufflee, ricomparendo, ha dato la stura a queste riflessioni e – al tempo stesso – è stato capace di portare un’onda di serenità e di piacevolezza nella pur triste e pesante opera di sgombro. Un piccolo e tenero pupazzetto è stato capace di questo.

Sia Marco che io, alla fine, ricordiamo questo sgombero perché abbiamo ritrovato un pezzo della nostra vita in un piccolo oggetto, ormai malconcio, ma non per questo meno tenero.

Dimenticavo di aggiungere: Mufflee è oggi come un pascià tranquillo e pulito sul più bel mobile della sala e ci fa l’occhiolino sornione con il suo unico occhio.

Diego

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