Luca 6, 20a. 24-26
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
“Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.”
#discepoli #guai/dispiacere #beni
A quale categorie di presone Gesù sta parlando? Ai discepoli. Ovvero a coloro che lo stanno seguendo, passo dopo passo, in Galilea e in Giudea. Ovvero a coloro che hanno già intuito che Gesù
è Parola di Vita e Messia.
Ed è ai discepoli (come noi desideriamo essere) che Gesù dice: Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Qualche biblista suggerisce che in realtà, tenendo conto del contesto, per quel termine “Guai a voi” sembra che più corretta traduzione possa essere “vi faccio le condoglianze, mi dispiace, ahimè, per voi..”
Il dispiacere di Gesù è verso noi discepoli, quando nella realtà della vita e delle scelte facciamo consistere il nostro bene nei beni che possediamo, beni materiali e immateriali (intelligenza, doti
personali, prestigio, etc) . Nel possesso di questi beni siamo fortemente tentati di mettere la nostra consolazione, dimenticandoci che lo Spirito, il Paraclito, è il Consolatore che si fa compagnia: la
compagnia del “Dio con Noi”, dell’Emmanuele.
Preghiera
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
“Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.
Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.
Nell’andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.
dal Salmo 126 (125)
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