La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Giovanni Diego Cuauhtlatoatzin; s. Siro

s. Giovanni Diego Cuauhtlatoatzin; s. Siro

 (Mt 21,18-22) 

La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse:

 

«Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò.

 

 

Vedendo  ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un  istante?».

 

Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete,  non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a  questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà.

 

 

E tutto quello che  chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete». 

 

Detto fatto! Gesù lascia stupiti i suoi discepoli per l’efficacia immediata della sua parola pronunciata sul fico senza frutti. “Subito seccò!”.

E’ la forza della preghiera  pronunciata nel totale affidamento a Colui che solo può esaudirla.

E’ la forza che  scaturisce dalla fonte divina, a condizione che si lasci che sia essa a dare forma alle azioni, alle parole, fino a determinare persino lo spostamento delle montagne. 

Si può andare incontro al mistero dell’Incarnazione come se fosse un qualsiasi 25  dicembre, oppure attenderlo come l’evento senza il quale nulla ha senso, e  crederci veramente.  

PREGHIERA 

Ascoltare il Signore è per noi questione di vita o di morte,  

ascoltarlo davvero e sul serio. 

Ma il rischio più grande per noi  

non è quello di non ascoltare il Signore,  

ma di ascoltarlo da dilettanti.  

Chi non prende nelle sue mani il minuscolo libro del Vangelo  

con la determinazione di un uomo che ha una sola speranza,  

non può né decifrare né ricevere il messaggio. (Madeleine Delbrel)

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