Luca 2, 33-35
In quel tempo. Il padre e la madre del Signore Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
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A qualche giorno dal racconto della nascita di Gesù, ecco che Luca ci narra la sua presentazione al Tempio, nel corso della quale Simeone svela a Maria ciò che lei non ha ancora pienamente compreso: un figlio che è
“segno di contraddizione”.
Michea (nella prima lettura) aveva già indicato questa nascita come punto di svolta per Israele e come personificazione della pace (“Egli stesso sarà la pace!”). Eppure questa pace non è la pace irenica, la serenità
ingenua o l’armonia inconsapevole: la nascita di Gesù ha già in sé la sua morte e resurrezione, finalizzate (afferma San Paolo ai Galati nella seconda lettura) a “strapparci da questo mondo malvagio”.
Due sono le sottolineature che voglio fare mie a partire da queste poche righe.
La prima riguarda l’accogliere e il riconoscere Gesù come pace che viene anelata, cercata, costruita anche a costo di attraversare contraddizioni e fatiche, perché questo mondo è pieno di egoismi, prevaricazioni, soprusi, da lenire con la preghiera, ma anche da vincere con coraggio, franchezza, “parresia”.
La seconda, che prendo in prestito da un commento di don Silvio Longobardi, riguarda la missione di Maria e come il progetto di Dio le si stia svelando a poco a poco:
“La missione di Maria, cominciata nella gioia e nell’esultanza, si va coprendo di ombre, che si infittiranno sempre di più fino al Calvario.
E Dio parla attraverso il vecchio Simeone che prende tra le sue braccia il Bambino e dice parole misteriose e sorprendenti, anche per Maria e Giuseppe. Vivere in compagnia di Dio non significa camminare lungo strade fasciate di luce. Al contrario. Chi vuole arrivare alla Luce che non conosce, deve avere il coraggio di esplorare vie che non ha mai percorso. Maria e Giuseppe hanno ricevuto la visita degli angeli, hanno accolto parole misteriose che vengono dal Cielo, eppure restano in silenzio. Profeti muti. Non hanno la pretesa di capire tutto né di spiegare tutto. Portano tra le braccia Colui che è Parola, la definitiva Parola Dio, Colui che dice parole che il tempo non potrà consumare. Il loro silenzio è al servizio di quella Parola.”
Penso che anche noi non dobbiamo avere la pretesa di sondare fino in fondo il mistero di Dio e della nostra esistenza, ma dobbiamo fare in modo che quel Logos fatto carne diventi Parola che dialoga costantemente con la nostra vita e si svela piano piano: attraverso le parole altrui (come quella di Simeone), attraverso le relazioni, attraverso l’ascolto. Penso che anche noi, come Maria e Giuseppe, che portano Gesù al Tempio, dobbiamo “portare” Gesù nella nostra vita: metterlo al primo posto e condurlo ad altri.
Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Esultino davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
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